LA BANDA DI ANTONIO FRANCO, LA STORIA, I PERSONAGGI

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La Banda Franco
Antonio Franco, Serafina Ciminelli, Fiore Ciminelli,
“ I Saracinari” Domenico Di Pace, Vincenzo Di Benedetto, Carlo Di Napoli
fotografata nel carcere di Potenza
il 30 Dicembre 1865
poco prima della esecuzione capitale

Parlare di brigantaggio nell’area del Pollino si traduce in un’analisi della vita condotta dal capobanda Antonio Franco, Le notizie intorno alla sua vita sono frammentarie e non esaurienti. I briganti, quando venivano arrestati e processati, non li facevano parlare: potevano fare delle rivelazioni pericolose per i “galantuomini”, che li avevano utilizzati e traditi. La voce dei briganti, , non esiste nei fascicoli processuali tranne qualche loro brevissima dichiarazione. In quelle carte c’è soltanto la voce dei giudici e dei padroni. Lo dice anche Franco Molfese storico del brigantaggio: certe carte non si trovano più. Sono state distrutte o sono ancora nascoste negli archivi segreti? Della vita di Antonio Franco sappiamo poco: nacque l’8 ottobre del 1832, dal contadino Pietro e dalla filatrice Antonia Serino. Aveva “capelli, ciglia e sopracciglia neri, barba folta e nera, faccia lunga, colorito naturale, corporatura snella”.  la  famiglia era alquanto disagiata, da ragazzo, invece di andare a scuola, fu mandato a fare il pastorello presso un massaro di San Paolo Albanese e poi presso i Crocco di Senise. Fu da ragazzo maltrattato dai padroni; costretti a guadagnarsi un pezzo di pane facendo la vita da cani, forse fu la fame ad avviarlo ai primi suoi piccoli furti che si basavano sull’arraffare una gallina, una forma di cacio e un pezzo di prosciutto. Nel 1850, il giovane Antonio fu chiamato a “servire la patria”, durante la quale imparò  a scrivere qualcosa. Ma come dirà , l’ex cancelliere Francesco Camodeca di Castroregio (diventato brigante per pochi mesi), Antonio Franco volle imparare meglio a scrivere e a leggere durante le sue peripezie brigantesche: “mi costringeva a insegnargli a scrivere quando pernottavamo nella masseria del signor “Miraglia di Terranova di Pollino”. Forse questo non lo sapeva il povero capitano Grimaldi e forse è pure vero che, ritenendolo analfabeta, anziché fargli una raccomandazione presso il sottoprefetto di Lagonegro, scrisse invece che “Antonio Franco è delinquente che merita di essere arrestato”. Quando  Franco ritornò dalla vita militare fu chiamato a compiere un secondo dovere: se prima aveva servito con Francesco Secondo, ora (dopo l’unità d’Italia) doveva servire anche l’altro re, Vittorio Emanuele di Savoia. a quella vasta coscrizione obbligatoria si negarono molti giovani, che si diedero subito alla macchia. Uno di questi era  Antonio Franco, che costituì subito una banda di renitenti alla leva. I suoi primi compagni li scelse tra gli scontenti del paese tra cui  l’inseparabile Fiore Ciminelli. Ma i più famosi compagni di Antonio Franco erano i tre Saracinari, Carlo di Napoli, Vincenzo di Benedetto e Domenico di Pace, oltre a Nicola Maria De Luca (Scaliero) e Francesco Cocchiararo (Canonaco), Francesco Viola (Pedatella) di Latronico, Vito di Mare (Malomo) di Castelsaraceno, i fratelli Giuseppe e Angelo Melidoro di Favale  (oggi Valsinni), e tanti altri. tra perdite, tradimenti e defezioni, per la banda di Antonio Franco passarono, circa 100 briganti. La banda Franco spesse volte si univa con altre comitive, rimaste pure nella indelebile memoria della nostra storia: Masini, Pugliese, gli stessi Saracinari e la banda di Francesco Lavalle di Mongrassano, vicino Cosenza. Una delle loro “imprese” più clamorose fu l’assalto di Castelluccio, quando sequestrarono i signori di Senise al rientro dai bagni di Maratea. La narrazione della vita di Antonio Franco ci fa capire tutto il contesto storico del tempo: anche in Francavilla c’erano pochissimi “galantuomini” ricchi e moltissimi poveri. Antonio, il suo primo reato lo compì a 14 anni di età rubando un animale, allora,”reato grave”. I signori del paese non lo tolleravano, lo screditavano in pubblico: Don Vincenzo Pesce cerca di scoraggiare la giovane Carolina Oliveto, che stava per fidanzarsi con Antonio Franco, Carolina lo riferisce  al suo promesso sposo, e Antonio Franco mette fuoco, non solo nella masseria di Don Vincenzo Pesce ma anche a quella del di lui fratello Don Peppe. Ebbe diverse donne ma non si sposò con nessuna di esse, anche perché la sua vita fu breve, ma a quanto pare, lasciò pure qualche erede. La più sfortunata fu la bella Serafina Ciminelli. l’amante di Antonio Franco,  con la quale ebbe una bambina morì appena nata, nelle campagne di Latronico, perché Serafina per nascondersi doveva spostarsi da un rifugio all’altro. Il prete don Liborio Pelagano, che riceveva soldi da Antonio Franco, non la ospitò più a casa sua. Teresa e Serafina Ciminelli, di Francavilla in Sinni, sorelle di Fiore, erano figlie dei contadini Domenico e Maria Luigia Ferraro. forse affascinate dalla figura del capobanda Antonio Franco,  sono due donne che simboleggiano, anche se in maniera sbagliata, la ribellione a una società padronale, maschilista e anche maldicente. Così erano pure le altre donne della storia brigantesca: Filomena Pennacchio, Cotugno, Marinelli, e la calabrese Marianna Oliverio. Anche le donne che fecero parte della banda Franco non volevano essere brigante (o brigantesse). Dopo quello che abbiamo detto, non è difficile accennare alle cause del brigantaggio. Basta riportare alcune brevissime testimonianze: quelle del pastore Troiano Pappadà, di Teresa Ciminelli e di Giovanni Labanca. Pappadà, dopo arrestato, dice: “io, la mia vita l’ho passata sempre nei boschi, appresso alle pecore. Ho fatto il pastore. Se mi togliete questo mestiere, la mia famiglia muore di fame”. Teresa Ciminelli, che insieme a tutta la sua famiglia, si trova in carcere, aggiunge: “non so scrivere, non sono stata mai condannata, nulla posseggo, sono state la malvagità del mio paese a rovinarmi”. Giovanni Labanca, nato e cresciuto nella solitaria contrada di San Migàlio di Terranova, racconta pure la sua tragica storia: “a 14 anni io fui mandato a fare il pecoraio con il sig. Chidichimo di Albidona (Cs). Don Nazario Lonigro, mio compaesano e padrone, mi accusò di avergli rubato due agnelli. Eppure, non ero stato io a prendergli quegli agnelli”. I briganti mangiavano quasi sempre in fretta, e in piedi. Mangiavano anche la carne cruda, o appena arrostita, i caciocavalli di Nicolantonio Chidichimo (di Albidona) e di Toscano (di Cassano), i maccheroni appena bolliti e fatti scodellare da una contadina di Viggianello. Quando stavano più tranquilli, specie di notte, si fermavano in un mulino o in una vecchia masseria, e consumavano la pasta di casa e salsiccia fresca. Sapevano pure scrivere: ce lo confermano i loro biglietti minatori, le loro canzoni, lasciate accanto alle bandiere di Francesco II. Suonavano anche la zampogna. Inviterei i nuovi giovani suonatori di zampogna a musicare una canzone per i briganti. Il loro abbigliamento era fatto di panno nero, la camicia era di tela bianca, la giacca pure di panno nero, il cappello alla calabrese lo portavano pure i briganti lucani.

Sul finire del 1865,  la  banda viene ingannata con la cena del capitano Zambrotti, a Lagonegro, e decimata con la fucilazione, sul colle Montereale di Potenza, il 31 dicembre 1865. Franco aveva 33 anni. Quasi tutti i briganti furono stroncati in giovane età.

La Banda Franco tra il 1860-1865

La banda di Antonio Franco va da un numero di cinque-sei e arriva, massimo, a 12-15 individui. Solo nei “grandi colpi”( – come gli assalti ai “Senisesi”, alla fabbrica di liquirizia di Policoro -) si riunisco­no più bande amiche: De Luca, Marini, Pugliese, Melidoro, Lavalle ecc. Dal 1860 al ’65, per la banda Franco passano una sessantina di briganti. Parte vi si associano per evitare il servizio militare con l’esercito unitario, parte non se la sen­tono di menare quella vita spericolata e rischiosa, e parte muoiono nelle carceri o finiranno fucilati negli scontri armati con la Forza pubblica. Qualcuno viene ucciso anche dagli stessi compagni briganti. Gli “irriducibili” sono solo sei briganti: Antonio Franco, Fiore Ciminelli tre “Saracinari” (Carlo di Napoli, Vincenzo di Benedetto e Domenico di Pace) e Francesco Saverio Cocchiararo. Le due donne Teresa e Serafina Ciminelli. Alcuni diventano pentiti, o si costituiscono: Domenico e Antonio Viola, Scirgulea, Gennaro Pugliese, Camodeca, Sammartino, Santaniello e anche Labanca.. Fiore Ciminelli, scampa alla condanna a morte perché minorenne, dopo la prigione di Ancona, si perdono le tracce. Muoiono in carcere Serafina Ciminelli, suo fratello Lattanzio, Vincenzo lannibelli, Giuseppe Cirigliano e forse anche il Carrieri. Scavarìello, il capobanda di Latronico, dopo essere stato ferito, spira nella caserma dei Carabinieri. Due sono uccisi dagli stessi compagni briganti: Magno e Vaiinoti (Carbone). Ma i più “famosi” vengono uccisi negli scontri e nelle imboscate della Forza pubbli­ca: Egidione, Marini, Masini, i fratelli Melidoro, Francomano. Scaliero e Contristo restano uccisi da un loro prigioniero, Rizzo viene abbattuto da un giovane di Frascineto. Francesco Saverio Cirigliano, Angelo Maria Cucci e Francesco Viola vengono tro­vati morti, in campagna. I cinque “irriducibili”, Franco, Di Napoli, Di Benedetto, Di Pace e Cocchiararo, fucilati a Potenza, nel dicembre del 1865.

 

 

I COMPONENTI più conosciuti della banda

 Antonio Franco: nato a Francavilla in Sinni l’8ottobre 1832, da Pietro e Antonia Serino, filatrice. Al comune è scritto Giuseppe Antonio di Franco. Viene presentato come bracciale, celibe, letterato, già condannato per furto qualificato, con sentenza del 10 maggio 1844, dall’abolita Gran Corte Criminale di Potenza. Soldato sbandato del disciolto esercito borbonico, Reggimento Re, Artiglieria, 2° Compagnia, leva 1854, capobanda. . Processato, condannato a morte e fucilato il 31 dicembre 1865.

 Serafina Ciminelli: nata a Francavilla in Sinni il 5 febbraio 1844 sorella di Fiore eTeresa ,Nubile illetterata, di professione filatrice. Seguì la banda Franco per ribellarsi all’ambiente locale assai ostile con la famiglia Ciminelli, e perché affascinata dalla figura del capo banda, tando da diventare la sua donna. fu arrestata a Lagonegro, alla fine di novembre 1865. Processata, condannata al carcere, morì nel carcere di Potenza il 12.novembre 1866  per una infiammazione al perineo.

 Fiore Ciminelli: nato a Francavilla sul Sinni il 30 maggio 1846, Gualano ,celibe illetterato datosi alla macchia nel settembre 1863. E’ fratello di Serafina e Teresa, le due brigantesse della stessa comitiva. E’ implicato in quasi tutti i reati della banda Franco. Arrestato con gli altri componenti della comitiva nel novembre 1865. Processato, condannato ai lavori forzati a vita è scampato alla fucilazione perchè minorenne.

 Francesco Saverio Cocchiararo: alias Canonico .Nato a Latronico il 27 aprile 1834. Celibe, illetterato, contadino,prima soldato borbonico, infine sbandato e disertore dell’esercito unitario. Fece parte della banda De Luca alias Scaliero e poi quella di Franco. Fu arrestato il 14 dicembre 1865, condannato e fucilato con il resto della banda Franco il 31 dicembre

“I SARACINARI”

 Carlo Di Napoli:Il capo dei Saracinari,  nato a Saracena (CS) il 27 agosto 1834. Figlio di Lorenzo e di Domenica Tolisano, bracciale, illitterato, ammogliato con prole.Nel 1856 venne condannato per omicidio , inquisito per furto, si è dato al brigantaggio nel 1861 Di Napoli è uno dei componenti fissi della banda Franco partecipando a quasi tutte le azioni brigantesche, con la quale fu arrestato a Lagonegro, alla fine di novembre 1865. Processato, condannato a morte e fucilato il 31 dicembre dello stesso anno.

 Domenico Di Pace: alias Pronico, cugino del Di Napoli. Nato a Saracena l’8 sett. 1836 da Caterina e Stefano Salerno. Bracciale, celibe, illitterato. Di Pace fu arrestato, processato, condannato e fucilato, insieme agli altri della sua banda.

 Vincenzo Di Benedetto: alias Cipollino di Saracena (CS), figlio di Innocenzo e di Maria Gagliardi. Nato il 18 nov. 1839. Celibe, illitterato. Ex soldato faceva parte del 4° Battaglione Cacciatori dell’esercito borbonico, verso la fine del ’60 si è dato alla macchia. E’ uno degli ultimi componenti dei ” SARACINARI”. Al comune di Potenza ci sono gli atti di morte dei suoi compaesani Domenico Di Pace e Carlo Di Napoli, fucilati con Antonio Franco il 30 dic. 1865. Tra i saracinari c’erano Giuseppe Rizzo di Morano Antonio Viola (panzanella), Biase Scirgulea, Domenico Viola e Gennaro Pugliese.

I due Pentiti, spietati accusatori della Banda Franco

DomenicoViola:alias Pilillo di Saracena. Fu il pentito più noto della banda dei “Saracinari-Franco”. Voleva vendicarsi del suo padrone e scoprì che era amico dei briganti. Viola fu processato dal Tribunale Militare di Cosenza e condannato a soli 10 anni di lavori forzati.

 Gennaro Pugliese: proveniva da San Basile renitente alla leva si era aggregato ai Saracinari nel 1862, passo anche lui per la banda Franco. Fu il primo pentito del brigantaggio del Pollino.

 Tutti i componenti della banda rinvenuti tra gli archivi di stato e le  dichiarazione sentenze dei tribunali   del periodo 1860-1865.

                                     FRANCO ANTONIO (Francavilla in Sinni)

                           ABITANTE Vincenzo (Francavilla in Sinni)                      

BERARDI Francesco (Mangone -Cs)

BLUMETTI  Franceso (Casalnuovo-Cs)

BUONOMO Giuseppe (S. Lorenzo B.zzi)

CAMODECA Francesco (Castroregio)

CAPPARELLI Gennaro (Santa Caterina-Cs)

CARLICCHIO Egidio (Corleto)

CARRIERI Giuseppe (Avigliano)

CARUSO Domenico -Gendarme- (Francavilla in S.)

CIMINELLI Fiore (Francavilla in S-)

CIMINELLI Lattanzio (Francavilla in S.)

CIMINELLIL1 Serafina (Francavilla in S.)

CIMINELLI Teresa (Francavilla in S.)

CIRIGLIANO Giuseppe Cucinière (Terranova P.)

COCCHIARARO Francesco Saverio -Canonico- (Latronico)

CONTE Domenico (Castronuovo)

CUCCI Angelo Maria – Cucciariegli – (Spezzano Albanese-)

DAMIANO Nicola ( Francavilla in S.)

DATTILO Giovanni (Terranova di Pollino)

DEL RUBBIO Giuseppe (Francavilla in S.)

D’ELIA Francesco (Oriolo)

DE SANTO Domenico (?)

DI BENEDETTO Vincenzo (Saracena)

DE LUCA Nicola Maria Scaliero (Latronico)

DI MARE Vito Malomo (Castelsaraceno)

DI PACE Domenico (Saracena)

FILARDI Antonio  (Castelluccio)

FLORIO Egidio (Castelsaraceno)

FRANCOMANO Rosario (Noepoli)

GENOVESE Giuseppe Scepp’a Monaca- (Terranova P.)

GESUALDI Vincenzo  (Latronico)

GIOIA Nicola (Castelluccio)

GIORDANO Egidio (Castelluccio)

GRAMIGNA Fiore (Francavilla in S.)

GU ARINO Egidio ( Latronico)

IANNELLI Vito  (Castelsaraceno)

IANNIBELLI Egidio (Francavilla)

IANNUZZI Saverio,  lo Zoppo  (S.Donato Ninea-CS)

LABANCA Giovanni (Terranova di Pollino)

LAVALLE Francesco (Mongrassano)

LEPORACE Saverio (S. Sosti-Cs)

LIBORIO (da Corleto)

MAGNO Giuseppe (Viggianello)

MAINIERI Prospero (Latronico)

MARINO Alessandro (Castronuovo)

MARINO Nicola (del Salernitano)

MASINI Angelo Antonio Zappatore – (Marsicovetere)

MATURO Egidio -Pettinicchio-(La.tronico)

MELIDORO Angelo (Favale)

MELIDORO Giuseppe (Favale)

MINIERE Vincenzo (Latronico?)

MIRAGLIA Francesco (Terranova di Pollino)

NOVELLI Giuseppe (Cavallerizzo di Cerzeto-CS )

PADULA Angelo Maria (Stigliano)

PALUMBO Carmine (del Salernitano)

PUGLIESE Egidio -Egidione (S. Giorgio L.)

PUGLIESE Gennaro (S. Basile-CS)

RIZZO Giuseppe (Morano)

SAMMARTINO Nicola -Mowrarao-(Castelluccio)

SANTANELLO Mattia (Castelluccio)

SCIRGALEA Biase (Saracena)

SISINNI Egido (Latronico)

SISINNI Saverio (Latronico)

TANCREDI Giuseppe (Terranova di P.)

TROIANO PAPPADA’ (Castroregio)

TUCCI Egidio – Contristo – (Latronico)

VIOLA Antonio -Panzanella – (Saracena)

VIOLA DomenicoPillilo – (Saracena

VIOLA Francesco – Pedatella- (Latronico)

VITALE Domenico (S.Giorgio L.)

 

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