LA FINE DELLA BANDA FRANCO

Dalla Calabria alla Lucania, fanno gole le grosse taglie che il prefetto di Potenza, Veglio ha promesso con il manifesto del 16 Dicembre 1864. Siamo alla fine di Novembre 1865, Antonio Franco, viene lealmente seguito dai più irriducibili compagni, pur consapevole del suo inesorabile declino. I presunti manutengoli, vengono tenuti sotto sorveglianza delle autorità di polizia. Alcuni vengono arrestati, per il solo sospetto di mantenere relazioni, con il brigante. I briganti più famosi di lui Marino, Scaliero, Pugliese, i fratelli Melidoro sono stati uccisi; Teresa Ciminelli è stata arrestata a Terranova di Pollino; Giuseppe Carrieri, Camodeca, Labanca, la banda Lavalle ed altri si sono dissociati e presentati. Serafina Ciminelli, vive nascosta nelle case di amici a Lagonegro, Domenico Viola, il 22 Luglio del ’65 si presenta al delegato di Pubblica Sicurezza per la Sottoprefettura di Castrovillari Erminio Sangiorgi. I briganti, sospettosi di un possibile tradimento si nascondono sui punti più alti per scrutare i movimenti degli altri, camminando per tutto il Pollino. Il Viola accompagna l’esercito di Sangiorgi per i luoghi e i paesi frequentati dai briganti ma girano a vuoto senza incontrare i“lupi”di Franco. Dalle sue indicazioni furono scoperti briganti e manutengoli. Il cerchio si sta stringendo intorno alla banda, il Sangiorgi è sicuro della cattura della banda Franco, sa che a Lagonegro c’è Serafina Ciminelli; coloro che le danno ospitalità non fanno altro che persuaderla e fingono di garantire la donna del capobanda Franco. La invitano a convincere il suo amante a presentarsi, perché il brigantaggio è quasi finito: chi si costituisce evita certamente la pena di morte e potrebbe ottenere anche, una grazia o un salvacondotto, un passaporto per partire verso l’America.

Franco e compagni si avvicinano a Lagonegro, per stare un po’ insieme con la Ciminelli , viene ospitato nella casa, del Capitano della Guardia nazionale Venanzio Zambrotti. In quella notte del 27 novembre, Antonio Franco e compagni sono invitati a un lauto banchetto. Poi, ubriachi, si addormentano. Sicuramente, il Franco avrà una stanza e un letto matrimoniale, da godere con la sua Serafina. Ma i soldati e i Carabinieri, che sono comandati dal tenente Prati, circondano il palazzo di Zambrotti e irrompono nelle stanze occupate dai briganti, ormai sorpresi nel sonno, dopo vivaci colluttazioni, vengono costretti ad arrendersi.

Il Pani Rossi, è testimone della fine della banda Franco, scrive: “ormai è colma la tazza delle nefandità, s’apppressava per quella tigre orribile fine. Errava per più giorni tra selve e burroni. Il verno coi suoi rigori l’astringe ad inviare a sicuro ricovero la druda cui l’inumano serba affetto. Al prete Pelagano, che l’aveva ospitata per pochi giorni, diede tre migliaia di lire. Ora sceglie Lagonegro come meno sospetto ricovero e nella casa di chi gli reputa fido reca l’amante. Dopo le muliebri carezze, tra le immagini di lieti sogni e il coniugale amplesso, sente rumori e balza dal letto: siamo traditi. I soldati hanno invasa la stanza. S’avventa alle armi, ma è stramazzato al suolo, e carico di ferri con tutti i suoi. Anco la donna. Li attendono” (Enrico Pani Rossi; La Basilicata, Ed. W. Casari, Salerno, 1972).

Con Antonio il capobanda, sono Serafina Ciminelli, che l’aveva accompagnato intrepida per i boschi e pei monti, il di lei giovanissimo fratello Fiore, e i tre briganti calabresi, i “Saracinari” Carlo Di Napoli, Vincenzo Di Benedetto e Domenico Di Pace. La notte del 27 Novembre 1865 finisce la loro latitanza. Francesco Saverio  Cocchiararo viene arrestato il 14 dicembre, dopo un’aspra colluttazione con la Forza Pubblica. Trasferiti a Potenza, il processo si fa subito. Fiore Ciminelli ha scampato la pena di morte perché non ha superato il ventunesimo anno di età, Serafina viene condannata alla reclusione, muore in carcere nel 1866. Franco, Di Napoli, Di Pace, Di Benedetto e Cocchiararo vengono fucilati il 31 dicembre 1865 sul Colle di Montereale a Potenza.

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