LE GROTTE E LORO FREQUENTAZIONE

LE GROTTE E LORO FREQUENTAZIONE

NEL PERIODO 1861-1865

Tra il 1861e il 1865 le montagne del Pollino erano sicuro rifugio di numerosi briganti, la maggior parte di essi erano sotto il comando di Antonio Franco.

I luoghi, accidentati lontani dalle strade principali e dai centri abitati erano molto sicuri dopo tutti i crimini perpetrati nei suoi dintorni (da Metaponto all’Alto Jonio,da Castovillari al Lagonegrese) la banda vi si rifugiava portando con loro oltre al bottino anche i sequestrati.

Pietra Castello
Risultano tre le zone principali preferite dalla banda Franco: la Serra di Crispo la Timpa della Falconara, e il Monte Caramola. Tanto da eleggerle come “quartier generale” estivo, ricadenti nel cuore del massiccio del Pollino, Non disdegnava altre zone della limitrofa Calabria come il Monte Caramolo (Pollino meridionale) e il Monte Sparviere (Pollino orientale). Le grotte che si aprono nei loro versanti sono state utilizzate dai briganti. Il loro utilizzo ci viene dato dalle numerose leggende, ma anche da alcuni documenti trovati nei vari archivi storici.

Su Serra di Crispo numerosi furono i sequestrati ivi tenuti e molte più numerose sono le leggende che narrano, sia di gente rapita che di mitiche grotte, deposito di ricchi tesori provenienti dai familiari dei sequestrati. I documenti ci parlano: del sequestro degli otto benestanti di Senise (Pz) avvenuto nell’agosto del 1863; di quello di Pasqualino Chidichimo di Albidona (Cs) nel maggio dello stesso anno; del sequestro Restieri di San Lorenzo Bellizzi (Cs) nel maggio del 1866.

II monte Caramola, fra i comuni di Francavilla in Sinni, San Severino Lucano, Terranova di Pollino e San Costantino Albanese in provincia di Potenza. E’ stato un luogo da sempre utilizzato come rifugio di numerosi briganti. Da questa montagna ha avuto origine nel 1861 una delle più temibili bande brigantesche, quella di Antonio Franco. La sua morfologia, molto boscosa, permetteva ai briganti di stare tranquilli. Nei pressi dello spartiacque che suddivide la valle del Sarmento a sud, e la valle del Sinni, a nord, vi è uno sperone di roccia, elevato rispetto al bosco circostante conosciuto col nome di Timpa Vitelli. Ai suoi piedi si apre l’omonima grotta detta anche “dei briganti”, frequentata da comitive brigantesche nei periodi propizi. Vari sono i racconti degli anziani che accennano a ciò molti sono i documenti ottocenteschi che fanno capire i legami fra i briganti, il monte Caramola e la grotta dei Vitelli. Numerosi sono infatti gli atti processuali di omicidi e rapine perpetrati dai briganti e legati ai posti citati.

E il caso ad esempio del sequestro nel 1863 del signor Nicola Grimaldi il comandante della Guardia Nazionale di Francavilla sul Sinni (Pz) venne condotto nella Grotta Vitelli (M. Caramola) tenuto per un certo periodo segregato, e nonostante il pagamento di un cospicuo riscatto, venne bruciato vivo. Stessa sorte era toccata, nel settembre del 1862, al possidente Giuseppe Maria Castronuovo di Cersosimo (Pz), e del sequestro del signor Carlomagno di Noepoli e del signor Carlomagno di Cersosimo avvenuto nello stesso anno ad opera della banda Franco.

Grotta del brigante

Altra testimonianza Della frequentazione di detta grotta da parte dei briganti ci viene fornita da alcune scritte incise nella parete destra della cavità. una frase antica con caratteri ottocenteschi: «1856 se piglia je un… [?] 5 visacce di dinari…». («1856 – se prendo io un… 5 bisacce di denaro…»).La frase accenna a dei “dinari” (denaro) e a delle “visacce” (bisacce, contenitori). …». Dalla sua interpretazione saranno nate le leggende di tesori lì nascosti dai briganti. Intorno alla frase vi sono scritte di nomi di gente del secolo scorso, di visitatori illusi o speranzosi di trovare, visitandola, il mitico tesoro nascosto dai briganti.

Da LE MONOGRAFIE G.S.S. • 1/1996\

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