CONDIZIONE SOCIO–ECONOMICA, MISERIA, BRIGANTI E GALANTUOMINI

Pochi storici del brigantaggio hanno analizzato le miserie e le oppressioni che hanno dovuto subire le popolazioni meridionali. Il brigantaggio si è sviluppato maggiormente nelle regioni dell’Italia Meridionali, dove la condizione socio-economica delle popolazioni è più precaria, dove l’oppressione feudale è stata avvertita con più sofferenza. Anche dopo l’unità d’Italia la situazione economica e sociale dell’800, è assai disagiata. Due quarti della popolazione sono analfabeti, la legge Casati del 1859 per l’ istruzione obbligatoria non è resa operante nei paesi meridionali, e non lo sarà nemmeno quella Coppino nel 1877. Dei 22 milioni di abitanti hanno diritto al voto solo 400 mila.

Vincenzo Padula direttore del giornale Calabrese il Bruzio nel marzo 1864 scrive sulla vita miseria delle popolazioni:   ” Il calabrese nasce tra i porci”, descrive lo squallore delle case di Calabria: a destra c’è l’asino, un focolare senza fuoco e senza pentola, l’arciuolo e scodelle sul davanzale; a sinistra un fetido pagliericcio, sotto quel misero letto grugnisce il porco, lì vicino stanno le galline e un bimbo che vagisce.  Poi Aggiunge: ” in questo inferno nasce l’infelice calabrese, che venuto ai vent’anni piglia il mestiere del brigante e finisce di vivere come   l’ animale con cui fu educato. La miseria e l’ignoranza creano i briganti”. 

Nei paesi del Pollino e dell’Alto Ionio, la situazione è ancora più grave. Un  giovane ufficiale dell’esercito Piemontese Enea Pasolini, mandato dal Nord per domare il brigantaggio nell’area di Rossano Calabro,  vede i Calabresi  come bestie: “… quaggiù, in questo immondezzaio fisico e morale, sono isolato come se fosse nel cuore dell’Africa. Manca tutto ciò che occorre alla civiltà: scuole, neanche parlarle, strade, poche, i poveri contadini hanno case tali da far loro inviadiare le nostre stalle e gli stallotti dei maiali”. 

Anche  il mazziniano Aurelio Saffi scrive, descrivendo  questa terra nel giornale “L’Unità d’Italia”, ”V’hanno territori selvaggi, montagne inaccessibili, foreste intricate, paurose al viandante, La Basilicata è ricchissima di natura. È per questo quindi priva di strade.

Il sistema di comunicazioni è assai carente; fanno la comparsa le ferrovie, sono stati costruiti 1800 chilometri di linea, ma 850 sono solo in Piemonte. La ferrovia  viene vista non solo come mezzo per uscire dall’isolamento ma anche come modo per trovare pane per il proprio sostentamento. In una terra dove l’ occupazione lavorativa è inesistente, quando  apre qualche cantiere lo si vede  con entusiasmo. Giuseppe Massari  nella sua relazione  sente il dovere di  scrivere che la condizione sociale del campagnolo è assai infelice: miseria, squallore, mancanza di istruzione e di educazione, reliquie di ingiustizie secolari, sofferte  prima col feudalesimo e per ultimo con Borbone. Infine, conclude che il brigantaggio fu una “protesta selvaggia e brutale”. 

I “Piemontesi” sono stati considerati come dei prepotenti invasori, perchè hanno spodestato la monarchia borbonica per instaurare la monarchia dei Savoia: scacciato Francesco II°, gli succede Vittorio Emanuele II°.

Hanno provocato la reazione dei briganti, perchè hanno preso l’oro e i quattrini delle banche meridionali e li hanno trasferiti al nord, hanno imposto tasse elevate ( il rincaro del sale e del tabacco, l’imposta sul macinato), la coscrizione militare obbligatoria, la soppressione dei beni ecclesiastici (andati a finire  nelle mani dei ricchi).

Le terre non sono state distribuite ai contadini poveri. Le usurpazioni dei beni comunali non sono state sanate. E poi, la durissima vita dei “campagnuoli”: i massari, i giovani contadini e pastori anche quelli del Pollino.

Il brigantaggio è storia nazionale; è parte integrante della storia d’ Italia. Quando parli di esso, sei già immerso nella storia dell’unità, nella questione del Mezzogiorno, nella quale si trovano anche le lotte contadine del Sud. E’ la terra che, spesse volte, veniva usurpata dai “galantuomini” e che i  contadini calabresi e lucani reclamavano con le lotte del ’48. Dopo quella sanguinosa sconfitta, parte di quei giovani contadini furono arrestati, parte condannati a Procida, e parte, che avevano già servito la “patria” di Ferdinando il Borbone, vennero chiamati per prestare un secondo servizio militare con Vittorio Emanuele II°. Scelsero la via dei boschi e divennero briganti.

“I RIBELLI VISSERO LA’ DOVE C’ERA OPPRESSIONE” (Bertold Brecht)

 

I GALANTUOMINI 

I Galantuomini non appartengono al ceto medio borghese, non sono ricchissimi, sono importanti e vanitosi, avidi e prepotenti. Sono coloro che hanno usurpato le terre pubbliche quelle che i contadini (i terrazzani di Puglia e i cafoni delle altre regioni meridionali) chiedevano per la loro sopravvivenza. I galantuomini erano sempre aggrappati con la parte vincente e redditizia del sistema. Giacinto Albini (Governatore della Basilicata  1860) ai studenti lucani che avevano aderito al Partito Nazionale aveva detto a proposito dei  “galantuomini” … quando cade un governo i primi ad abbandonarlo sono coloro che più di altri hanno sempre servito: per mantenere privilegi ricchezze e posizione preminenti nel proprio paese. Quando si accorgono che sta per mutare il regime, costoro si affrettano ad abbandonarlo e a smentire il loro passato, questi  sono sempre i primi ad aderire al nuovo regime per trarne benefici e vantaggi. L’opportunismo, il passaggio da una bandiera all’altra, facevano si che i Borboni avessero paura di questa  borghesia aristocratica sempre scontenta. Anche nei nostri paesi ci sono i così detti galantuomini scriveva di questi sul Bruzio, Vincenzo Padula (1819-1893) … i nostri paesi qual più qual meno, hanno dei signori (volgarmente detti galantuomini), la cui crescente fortuna è un mistero; che spendono e spandono, e vivono in ozio, e il borsellino per opera virtù dello Spirito santo sta sempre pieno … la loro prepotenza crea i briganti, la loro avarizia li sostiene … In ogni comune il potere era accentrato solo tra le classi benestanti questi si fanno una lotta feroce per il predominio personale formando delle fazioni uno contro l’altra. Il popolo viene tenuto fuori e strumentalizzato dalle varie fazioni anche per fini politici ed amministrativi. La fazione più debole di questi notabili molte volte senza uscire allo scoperto chiedevano aiuto ai briganti. Il brigantaggio nasce dalle prepotenze dei galantuomini è stata la loro ingiustizia a far trasformare i giovani contadini e pastori della Calabria e Basilicata in briganti, non a caso i briganti se la prendono soprattutto con loro.

 

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