GLI ITINERARI

Vengono proposti quattro itinerari storico naturalistici della durata di un giorno che si articolano nel cuore del Parco partendo da Terranova di Pollino nella Valle del Sarmento

 Gli itinerari si snodano, lungo strade forestali e sentieri, toccando i suggestivi aspetti panoramici, naturalistici e storici nel territorio di Terranova di Pollino attraverso paesaggi tra i più selvaggi e meglio conservati d’Italia collegati ed uniti da questo tragitto il cui motivo conduttore è quello dei briganti. Briganti, con la barba lunga nera ed ispida, i fucili e le pistole infallibili, che con la loro presenza inquieta ed inquietante dominavano un tempo questo territorio e che oggi, ne compenetrano la sua essenza, che ci potremmo aspettare di vederli balzare fu.ori all’improvviso da dietro ogni albero, ogni roccia, ogni svolta della strada. Briganti, uomini, con il loro carico di miseria, dolore, odio, disperazione ed anche umanità, la loro scelta di vita solitaria contro tutto e contro tutti, che si aggiravano in mezzo ad altra gente altrettanto dolente, di altri solitari affamati e disperati: contadini, carbonai, pastori, che trascorrevano i loro miseri giorni nell’area del Pollino.

Itinerari che si addentrano in questa terra impenetrabile e selvaggia, per questo rifugio di briganti e custode preziosa di specie vegetali ed animali anche rare.

Itinerari da percorrere a piedi, a cavallo o in mountain bike, toccando i luoghi dei loro misfatti, grassazioni, omicidi, scontri a fuoco con le forze dell’ordine, della loro latitanza, boschi impenetrabili, gole anguste e profonde, come la Garavina; campi oggi coltivati ed un tempo desolati della contrada Casa del Conte, dei loro nascondigli, le grotte, Vitelli, di Crispo, della Falconara luoghi di sicuro rifugio per sequestrati e sequestratori, della loro origine (Terranova di Pollino per Labanca e Genovese, San Giogio Lucano per Egideone, Francavilla sul Sinni per Franco e i Ciminelli.

I loro nomi e nomignoli si affollano ed intrecciano lungo il percorso. Tra tanti, senza leggenda, spietati, feroci e dimenticati uno è entrato nel “mito” Antonio Franco Il lupo del Pollino, assieme ai suoi compagni gli “irriducibili”, I Saracinari, Di Napoli, Di Benedetto, Di Pace; Serafina e Fiore Ciminelli, Francesco Saverio Cocchiararo, seppe consapevolmente creare il suo personaggio di bandito sociale, come se fosse un Robin Hood del Pollino, creandosi una rete di complicità popolare che ha permesso loro una lunga latitanza. Per formarsi un prestigio ed avere mobilità sul territorio egli cercò l’appoggio dell’omertà delle popolazioni, anche a costo di delitti esemplari e feroci e con qualche gesto eclatante di generosità verso i poveracci. Creando anche per molti manutengoli una fonte alternativa di reddito.

Si muoveva continuamente con pochissimi compagni, taglieggiava i ricchi con discrezione e metodo, era spietato con i traditori e le spie. Il tradimento era allora il miglior sistema per la cattura ed uccisione dei banditi e l’abbaglio di diverse migliaia di lire poteva invogliare qualche persona a fornire indicazioni sui latitanti.

 Questa zona rappresentava il confine naturale tra Basilicata e Calabria collegate tra loro dalle forre profonde e boscose di torrenti e fossi, ambiente ideale per la sopravvivenza dei banditi, visto l’isolamento e l’inaccessibilità dei luoghi, la scarsezza di abitanti e la carenza di vie di comunicazione. I boschi pullulavano di banditi, che potevano comodamente sfuggire alle ricerche eclissandosi al di qua o al di là del confine.

 Questo in breve gli itinerari de “Le Vie del Brigante”.

 A coloro che li volessero percorrere, possiamo fare un augurio:

“Benvenuti nel Regno di Antonio Franco”.

La Gola della Garavina

 Terranova di Pollino – Gola della Garavina – Casa del Conte

Fosso Pedarreto

 L’itinerario naturalistico si svolge lungo la parte alta del fiume Sarmento a partire da una quota di circa 800 mt. fino ad una quota di 1000 mt. Nella parte iniziale si osserva un vecchio mulino ad acqua tutt’ora funzionante dove il legame uomo-natura è rimasto intatto nei secoli ed ancora ci si serve dell’acqua per le macine quotidiane. Di fronte, il letto del fiume si presenta ampio, ma le acque scorrono incanalate in piccoli tratti dell’alveo. Esse divagano spesso nel corso delle stagioni perché il fiume è a carattere torrentizio con periodi di piena nella stagione invernale.

Si risale il fiume seguendo il corso delle acque, qui non c’è un vero e proprio sentiero da seguire, ma l’intero letto è un sentiero. A scelta si può proseguire radenti alle pareti acclivi e osservare la caratteristica stratificazione rocciosa, oppure camminare al centro del fiume stesso per osservare la varietà di ciottoli e rami di alberi trasportati nelle fasi di piena. Dopo aver superato l’emozione iniziale di camminare nel fiume insieme all’acqua, ci si avvicina a quella più forte di entrare nel canyon.

Addentrandosi nella gola, cascate di gocce, brillanti in controluce, piovono dalle pareti e si confondono con la vegetazione pendula dissetata dal fragore delle acque mentre i muschi addossati alle pareti sembrano ricoperti da perle di rugiada. Qui, le acque minacciose scatenano la propria forza, precipitano ed urtano sul fondo dell’abisso asportando materiale e creando nuove forme. In pochi minuti ci si addentra nel mondo irreale fatto di rocce levigate e sinuose che si offrono in tutta la loro bellezza in un crescendo di emozioni, stimolando in noi le più fervide fantasie, inducendoci a riconoscere nelle rocce sculture antropomorfe.

Sul fondo della Gola lo spettacolo che si presenta è senz’altro superiore alle aspettative, una scena grandiosa: pareti verticali che man mano si restringono, avanzando, il cielo scompare tra le rocce e il verde fogliame dei lecci, che si protendono nel vuoto.

Le sue porte sono pareti rocciose che si restringono, ed ora rimane solo lo spazio per guardare verso l’alto e provare il brivido di sentirsi stretti fra le rocce e toccare le pareti lisce e quasi paurose.

A metà percorso concrezioni di tufo calcareo evidenziano la presenza di una sorgente alimentata da condotti carsici. L’interno della Gola oltre, al fascino dell’avventura, diventa un vero e proprio laboratorio naturale, dovuto ad alcune caratteristiche come il microclima particolare, più umido, più freddo, meno illuminato e meno soggetto a variazioni climatiche e all’ambiente esterno, che aggiunte alla frammentazione e all’isolamento, si verificano progressive diversificazioni delle popolazioni vegetali e animali, che alcune volte portano alla formazione di specie nuove. Proseguendo, la luce diventa più forte il cielo incomincia ad essere movimentato dal volteggiare di uccelli rupicoli (rondoni – piccioni selvatici – corvi – cornacchie) e numerosi rapaci (gheppi – poiane – nibbio) che usano le pareti per nidificare.

Il canyon della Garavina è un’esperienza continua e ricca di forti emozioni, fino alla fine quando per uscire da questo bisogna aggrapparsi con le mani alle argille fluenti verso il basso e trascinarsi faticosamente verso la superficie. Ora, voltandosi indietro, l’incisione di fronte sembra un tonfo nel vuoto. È scavata da secoli di acqua che, a volte lenta, a volte minacciosa si è fatta strada nella gola profonda fino a renderla impenetrabile e oscura nei tratti più impervi. Dall’alto l’opera di secoli e il volo di un falco pellegrino evidenziano un’origine primitiva dove il cielo era pulito e terso e il sole cittadino così lontano e dimenticato, qui, nei luoghi dell’antico. Non bisogna essere uno specialista di torrentismo né tanto meno è richiesta una adeguata preparazione tecnica per affrontare questa Gola; bastano indumenti comodi, scarponcini leggeri, un binocolo e tanta curiosità e voglia di scoperte.

 Il Museo Geo-Vulcanologico Naturale

Timpa Pietrasasso – Timpa delle Murgie – Sorgente Catusa – Timpa Vitelli (Gotta del brigante)

Pietrasasso da Caramola

 L’itinerario si articola a cavallo dello spartiacque morfologico tra il Fiume Sarmento e il Torrente Rubbio nell’area compresa tra Timpa Pietrasasso, Timpa delle Murgie e la Sorgente Catusa. Si tratta di una escursione nel cuore del Parco Nazionale del Pollino ad una quota media compresa tra 1250 mt. e 1441 mt. attraverso luoghi ad elevato interesse storico e scientifico del Parco che costituiscono un museo geo-vulcanologico naturale. Dominando un ambiente straordinario simile alla savana africana, Timpa delle Murge (1441 s.l.m.), un luogo questo di grande valore scientifico, dove le nude rocce basaltiche fanno da contrasto con i sempre verdi agrifogli assumendo colori e forme irreali. L’itinerario rappresenta una ideale risalita di circa 10 Km dall’interno della terra: a partire dal mantello esterno terrestre si attraversa la crosta litosferica fino a raggiungere i fondali oceanici. Si tratta di affioramenti di lava scaturite dalle profonde spaccature della crosta terrestre sui fondali della Tetide (oceano primordiale) circa 130 milioni di anni fa, originatesi dall’allontanamento della placca continentale Euro-Asiatica da quella Africana, creando così nuova crosta terrestre. Il magma fuoriuscito, solidificò velocemente a contatto dell’acqua nella caratteristica forma di grossi cuscini (cuscini di lava appunto). Trasportati a questa quota da enormi sommovimenti orogenici dell’era terziaria, conservando il loro aspetto originario, toccarli con le proprie mani significa cogliere sensazioni di un tempo al di là della storia dell’uomo.

Procedendo in direzione sud, si osserva prima un’ampia fascia di rocce verdi o serpentiniti, poi un limitato affioramento di gabbri, ed infine i basalti massicci che costituiscono Timpa Pietrasasso (1362 mt.), Pietrasasso come un grosso dente di roccia si eleva isolata a cavallo tra il torrente Rubbio e il fiume Sarmento, un bellissimo esempio di erosione differenziata,qui gli agenti atmosferici (acqua e vento) hanno eroso grosse quantità di terreno friabile, lasciando isolata la Timpa costituita da dura roccia basaltica. Intorno alla maestosità di Timpa Pietra Sasso capita spesso veder volteggiare la Poiana, il Ghebbio, il Falco pellegrino e il Corvo imperiale. L’intera zona presenta un carattere arido nettamente diverso rispetto alle aree circostanti che condiziona il tipo di flora e fauna presente. Si osservano verso i margini di tale zona Roverelle e Faggi mentre il substrato arido è colonizzato da caratteristiche macchie di Agrifoglio spesso associato a Rosa canina e Biancospino e talvolta a Caprifoglio e Ginestre. Molto diffuse sono le piante grasse quali l’Euforbia e il Semprevivo. Sono presenti varie specie di rettili mentre gli insetti assumono colori vistosi. Procedendo verso Nord-Ovest si entra nel bosco costituito prevalentemente da alberi di Faggio dove si odono, a secondo della stagione, i canti di svariati uccelli. L’itinerario prosegue  nel bosco di faggi, tra l’odore dei licheni, allo sgorgare delle chiare acque della Sorgente Catusa. img067

La Sorgente Catusa un ambiente di grande suggestione, giganteschi faggi plurisecolari incastonati tra grossi massi ricoperti di muschio, lasciano filtrare tenui raggi di luce che come folletti si rincorrono tra le rocce allo scandire del rumore della fresca sorgente. Sembra immergersi in un mondo fantastico dove natura e mistero si fondono e confondono dando a questo luogo un fascino solenne. Proseguendo lungo la strada sterrata in leggera salita dopo poco tempo si scorge sulla destra uno sperone roccioso elevato rispetto al circostante bosco conosciuto col nome di Timpa Vitelli. Qui si apre l’omonima grotta detta anche “dei briganti”, frequentata nei periodi propizi da comitive brigantesche.

  Verso i Piani del Pollino

 Lago Duglia – Lago Fondo – Pietra Castello -Grande Porta del Pollino – Serra  di Crispo

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 L’itinerario si svolge sul versante più verde e boscoso del Parco Nazionale del Pollino, quello che scende verso Terranova di Pollino. Qui le tentazioni non mancano, soprattutto, grazie alla bellezza e alla varietà di ambienti che offre: dalle nude rocce calcaree, a foreste insolite di Faggio misto ad Abeti; da inattesi laghetti montani, a imponenti Pini Loricati arrampicati su impervi costoni. Terreno ideale per l’escursionista, capace di offrire scenari inimmaginabili, dove si leggono le tracce dell’evoluzione del paesaggio vegetazionale e morfologico avvenuta durante l’ultima glaciazione (WURM).

La parte più impegnativa dell’escursione è quella iniziale che consiste nel salire lungo il versante nord-orientale del gruppo Serra Crispo – Serra Ciavole per un dislivello di oltre 600 mt. Il percorso inizia in località Duglia ad una quota di circa 1350 mt. dove si entra immediatamente all’interno di un bosco di Faggio. Il bosco fitto viene scalfito dai versi delle ghiandaie che si intravedono in voli fuggitivi tra un albero e l’altro e dai rapidissimi scoiattoli che rifugiano fra i rami più alti e si confondono nelle chiome. Il sottobosco è ricco di felci, more e lamponi, mentre nel fitto della vegetazione all’odore di licheni, muschio, rami e foglie in decomposizione si aggiunge quello ancora più penetrante della resina di Abete bianco. Si attraversa una zona caratterizzata da una rara associazione Faggio-Abete fino a Lago Fondo (1500 mt.).Tale “lago” è una piccola depressione che raccoglie le acque derivanti dallo scioglimento delle nevi. Popolata da tritoni , rane , tartarughe palustre e di una infinità di insetti (piccolo biotopo meritevole di essere tutelato).

Si prosegue verso Pietra Castello attraversando un’area dove nelle rocce calcaree mesozoiche si rinvengono dei lamellibranchi fossili (Rudiste) vissuti ed estinti durante il Cretacico (64 milioni di anni fa). Più avanti si interseca quello che resta di una vecchia rotta ferroviaria (la Rueping) costruita tra Piano Iannace e la Fagosa durante gli anni trenta quando furono eseguiti colossali disboscamenti e servita al trasporto dei tronchi insieme all’ausilio di teleferiche verso la valle.

Pietra Castello (1671mt.) come una rocca domina i boschi sottostanti con i suoi guardiani i Pini Loricati abbarbicati tenacemente ai dirupi come maestosi giganti a difesa della pace regnante nella terra dei lupi. Il sentiero  segue il tracciato di una vecchia tratta ferroviaria Ai margini del sentiero in contrasto all’argento funereo dei pini pietrificati eretti ad obelisco, spicca il giallo acceso dei grappoli penduli del Maggiociondolo.

Si riprende a salire e da quota 1700 mt. passando attraverso le fredde acque di sorgenti ricoperte di muschio e alimentate dalle nevi invernali si giunge a quota 2000 mt.. Ecco che il bosco comincia a diradarsi, di colpo finisce e ci si trova di fronte un cielo azzurro intenso che fa da sfondo ad un paesaggio solitario ed irreale. È tutto un incanto, ma quello che più colpisce sono le vette lì in alto che si staccano nel cielo azzurro e rendono il suolo alle radici di alberi solitari lontani nel tempo, lontani dal bosco e dalle cose vicine, i pini loricati. Dalla vetta si vedono volare delle poiane, prima più vicine, poi sempre più lontane e più in alto. Libere nell’infinità del cielo volano senza fatica lasciandosi portare dalle grandi ali che da secoli le hanno rese padrone degli spazi più alti del cielo, dove nessun altro uccello osa arrivare.

Oltrepassando la Grande Porta si accede sui Piani del Pollino, ci ritroviamo immersi in uno scenario grandioso un paesaggio solitario ed irreale dove tra i rilievi carbonatici di Serra Dolcedorme (2267mt), Monte Pollino (2248 mt.), Serra del Prete (2181mt.), Serra Crispo (2053mt.) e Serra Ciavole (2227mt.)e i Piani del Pollino. sono ancora ben visibili le tracce lasciate dai ghiacci durante la glaciazione Wurmiana, nelle forme a noi più conosciute come i circhi glaciali e i depositi morenici , testimoni di un tempo molto lontano dove i ghiacci raggiungevano proprio sul Pollino il loro limite meridionale Italiano.

Inoltre, in prossimità della testata del Torrente Frido sono presenti frammenti vallivi che assumono una forma ad U tipica delle valli glaciali. In tutti questi terreni carbonatici l’azione chimica esercitata dalle acque dilavanti ricche di anidrite carbonica ha dato origine a forme carsiche sia superficiali che profonde: solchi di dissoluzione, doline e grotte carsiche sono presenti un po’ dovunque.

Anche la vegetazione conserva l’impronta degli episodi freddi; infatti la presenza massiccia del Pinus Leucodermis lo conferma. img069 Durante le fasi glaciali quaternarie la presenza dei ghiacciai abbassava notevolmente il limite altitudinale della faggeta, mentre alla fine della fase fredda il riscaldamento globale del clima favoriva la risalita del faggio che mescolandosi alle soprastanti conifere originava una lenta competizione per la sopravvivenza.

In lontananza sulle creste più elevate e sospesi alle pareti più inaccessibili sfidando le intemperie, scalfiti da fulmini, contorti dal vento, dissecati dal sole si innalzano vigorosi i tronchi scultorei e ultra secolari i PINI LORICATI. veri monumenti arborei fuori dal tempo, si presentano ruvidi sulla lorica ancora in vita, ma lisci e bianchi quando adagiati nudi sulla terra sembrano aver pietrificato il pallore della morte dopo secoli di lotta per la vita, un vero e proprio spettacolo della natura.

Dopo una sosta alla “balconata” sui Piani del Pollino si ritorna verso la Grande Porta del Pollino per salire sulla cima di Serra di Crispo a quota 2053mt. e … colti da un improvviso soffio di vento, volgendo lo sguardo verso oriente all’orizzonte si scorge il mare

La Timpa della Falconara, tra geologia e storia

Rifugio Segheria – Timpa della Falconara

timpa Falconara

Uno dei sentieri fra i meno battuti dagli escursionisti del Parco Nazionale del Pollino, non per questo però privo di fascino. Il Punto di partenza Rifugio Segheria nel comune di Terranova di Pollino.

Il percorso, che ha inizio nei pressi del rifugio Segheria, si snoda per una serie di ambienti molto diversi fra loro. Dopo un breve tratto nella faggeta (nella quale si incontra la sorgente Chidichimo) usciti fuori dal bosco si segue la strada forestale fin sotto la Falconara. Qui l’ambiente è molto interessante: terreni un tempo coltivati stanno subendo un processo di ricolonizzazione da parte di specie pioniere come il melo selvatico, le felci, rovi, rosa canina e perastri che creano il substrato per la successiva colonizzazione da parte di specie più esigenti in termini di humus quali il faggio. Dopo qualche breve tratto di salita non impegnativa sulla nostra sinistra la sagoma della cresta a sella di cavallo della Falconara, mentre sulla nostra destra una sorgente senza nome ci permetterà di rinfrescarci e magari di osservare qualche esemplare di rana appenninica.

Poco più avanti la strada si biforca, prendendo la diramazione di sinistra (in discesa) ci avvicineremo alla montagna “piramidale” e ne costeggeremo la Parete Sud a lungo. In questa zona potremo ammirare da una parte l’inquietante verticalità della montagna da scalare e dall’altra uno spettacolare paesaggio su alcune fra le più alte vette del parco (da sinistra verso destra: la Timpa di San Lorenzo, la Manfriana, Serra Dolcedorme e Serra delle Ciavole).

Arrivati in località Colle di Conca si lascia la strada e si prosegue senza un vero sentiero verso sinistra cominciando la severa salita che ci condurrà diritti sulla vetta. La salita è davvero ardua con pendenze da capogiro e per giunta verrà affrontata nelle ore più calde della giornata, aspetto da non sottovalutare essendo completamente scoperta. Una volta arrivati in cima (1656 m) la fatica verrà ripagata: oltre alle sopracitate vette, si godrà di una meravigliosa vista aerea anche sulla alta valle del torrente Raganello, su Destra delle donne, su Serra di Crispo, sul Monte Sellaro, sulla Timpa di Pietrasasso, su Toppo Vuturo. Scendendo poi lungo il crinale in direzione nord-ovest raggiungeremo agevolmente la sorgente senza nome che abbiamo già incontrato e saliremo in direzione di un casolare in uso a dei pastori locali, in un prato dopo qualche centinaia di metri ci porterà all’imbocco di un sentiero nella faggeta. Qui la strada prosegue ancora in salita fino a giungere allo splendido pianoro denominato Piano Iumento dal quale si potranno ammirare gli spettacolari esemplari di abete bianco di Pantano Grande. Poco dopo giungeremo a Piano Cardone, e dopo esserci fermati a guardare per l’ultima volta il paesaggio incontaminato scenderemo in un bosco misto faggio-abete fino al rifugio Segheria, dove stanchi ma appagati riprenderemo le auto.

 

INFORMAZIONI

 Il modo migliore per visitare in sicurezza questi luoghi e il Parco è preferibile utilizzare le guide locali autorizzate.

Le guide propongono quel qualcosa di speciale che ognuno conosce della propria terra, mettendo la loro esperienza a disposizione dei viaggiatori. Le guide sono la voce del racconto che quel luogo porta con sé. Quello che si può apprendere, camminando, di un luogo, è indipendente dal suo valore naturalistico o paesaggistico. Si interessano delle tracce lasciate dall’uomo nella memoria dei luoghi e lungo i percorsi tracciati dai nostri antenati,  raccontare le storie naturali e umane dei luoghi, seguendo itinerari tramandati oralmente dagli abitanti del posto. Qui svolgono la loro attività in modo diverso e irripetibile, mediatori culturali per favorire la comprensione di persone, natura e luoghi dove sono di casa per nascita, per passione, per vita vissuta, per memoria familiare. Affascinati da questo sono stati messi a punto questi viaggi per offrire qualcosa in più del semplice cammino in un luogo piacevole e interessante.

Le escursioni guidate hanno la finalità di accompagnare gruppi spontanei di turisti nel Parco per far conoscere l’ambiente dal punto di vista geografico e naturalistico, ma anche storico e culturale: Per ogni visita guidata su questi ed altri itinerari si possono in base alle esigenze degli escursionisti venire approfonditi temi riguardanti il riconoscimento di piante e animali, inquadramento geografico, origine dei toponimi, eventi storici e quant’altro possa arricchire di interesse l’uscita, le escursioni sono finalizzate a dare un quadro completo della realtà esistente i paesi, le culture, le tradizioni la natura fondamentale per capire il parco. 

La guida avrà cura di rendere l’escursione piacevole e ricca di informazioni utili a capire gli ambienti attraversati nel rispetto della natura. Perché chi entra nel Parco deve farlo con gran rispetto  quasi in punta di piedi, conscio del fatto che si trova in un ambiente unico e non riproducibile, dove l’unico impatto antropico e quello nostro. 

 Gli itinerari si svolgono su strade forestali e sentieri di montagna, che richiedono ai partecipanti un discreto allenamento alla camminata.

 Il trasferimento alla base delle escursioni, dal luogo di ritrovo viene compiuto con mezzi propri.

 Attrezzature e abbigliamento consigliati: crema solare e repellente per insetti, Scarponcini da trekking, felpa, giacca a vento leggera, cappello di cotone, borraccia, zainetto con pranzo al sacco, attrezzatura fotografica.

 Attività che si possono richiedere: Escursionismo, Trekking, Torrentismo, Educazione Ambientale, Interpretazione Naturalistica, Bio–Watching, Proiezioni audiovisivi.

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